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In pellegrinaggio tra Fabriano e Esanatoglia

    La leggenda di San Cataldo: il Santo in pellegrinaggio tra Fabriano e Esanatoglia

    Capitolo I – Il pellegrino venuto da lontano

    Era un mattino luminoso quando Cataldo, un vescovo irlandese dal passo deciso e il cuore infiammato dalla fede, giunse in Italia. Era l’anno del Signore 666, e il viaggio lo aveva portato lontano dalla sua patria verdeggiante, attraverso mari agitati e terre sconosciute. Aveva lasciato la sua diocesi di Rachau in Irlanda non per sfuggire ai suoi doveri, ma per rispondere a un richiamo più alto: un pellegrinaggio verso la Terra Santa, il luogo dove il Cristo aveva camminato.

    Dopo mesi di viaggio, con il bastone da vescovo consumato dal cammino e la tonaca ormai polverosa, giunse nelle Marche, regione che lo accolse con le sue montagne solenni e i borghi silenziosi. A Fabriano e nei suoi dintorni, il santo trovò non solo ristoro, ma anche un popolo che sembrava cercare disperatamente una guida spirituale.

    Capitolo II – L’arrivo a Fabriano

    Cataldo arrivò a Fabriano in un periodo di grandi difficoltà. Le guerre e le carestie avevano lasciato il popolo affamato e stanco. Le strade erano piene di pellegrini, mendicanti e mercanti, e la città stessa era un intreccio di case in pietra e orti malconci. Quando il pellegrino arrivò in città, i cittadini rimasero colpiti dalla sua presenza: un uomo alto, dai capelli grigi e con occhi che sembravano scrutare oltre il visibile. La sua voce era calma, ma vibrante di autorità, e il bastone che portava sembrava risplendere sotto la luce del sole.

    Cataldo si fermò nella piazza principale, dove iniziò a predicare. Parlò di fede, speranza e carità, e di come Dio non abbandona mai chi confida in Lui. Le sue parole risuonarono come una melodia in mezzo al caos, e presto una folla si radunò attorno a lui. Molti malati e sofferenti si avvicinarono, sperando in una guarigione. Il santo, con una preghiera semplice, benedisse un uomo paralitico che, tra lo stupore generale, si alzò e camminò.

    La notizia del miracolo si diffuse rapidamente, e in breve tempo Fabriano accolse Cataldo come un santo. Gli offrirono ospitalità, ma lui, fedele al suo spirito di pellegrino, rifiutò ogni comodità. “Non sono venuto per essere servito, ma per servire,” disse. E così continuò il suo cammino, spostandosi verso i villaggi circostanti.

    Capitolo III – Il passaggio per Esanatoglia

    Lasciata Fabriano, Cataldo si diresse verso Esanatoglia, un piccolo borgo incastonato tra le montagne. Qui la situazione era ancor più drammatica: una terribile siccità aveva colpito la zona, e i raccolti erano andati perduti. Gli abitanti del borgo, disperati, si riunirono nella piazza principale per pregare, implorando un miracolo.

    Quando Cataldo arrivò, fu accolto con timore e speranza. I suoi abiti logori e il bastone consumato testimoniavano il lungo viaggio che aveva compiuto, ma la luce nei suoi occhi rivelava una forza sovrannaturale. Dopo aver ascoltato le suppliche del popolo, si inginocchiò in preghiera al centro della piazza. Alzò il bastone al cielo e pronunciò parole che nessuno riuscì a comprendere, ma che sembravano provenire direttamente dal cielo.

    Improvvisamente, una pioggia sottile cominciò a cadere, trasformandosi presto in un acquazzone che bagnò la terra arida. Gli abitanti, colmi di gioia, corsero verso i campi, dove l’acqua stava già penetrando nel terreno assetato. La siccità era finita, e il borgo era salvo.

    Capitolo IV – La leggenda della fonte miracolosa

    Si narra che, durante il suo soggiorno a Esanatoglia, Cataldo abbia fatto scaturire una fonte d’acqua da una roccia, per aiutare gli abitanti durante i periodi di siccità futuri. Secondo la tradizione, il santo colpì una pietra con il suo bastone, e dall’impatto sgorgò un’acqua limpida e fresca. Quella fonte, ancora oggi, è considerata miracolosa, e molti pellegrini vi si recano per chiedere guarigione e benedizione.

    Gli abitanti del borgo, grati per i miracoli del santo, vollero costruire una cappella in suo onore. Cataldo, tuttavia, rifiutò, dicendo: “Non costruite templi per me, ma per Dio. Io sono solo il suo servitore.” E così il santo proseguì il suo cammino, lasciando dietro di sé una scia di fede e speranza.

    Capitolo V – Gli ultimi miracoli

    Cataldo trascorse diverse settimane nei territori attorno a Fabriano ed Esanatoglia. Ovunque andasse, la sua presenza sembrava portare pace e guarigione. Si racconta che abbia guarito un bambino malato di febbre con una semplice benedizione e che abbia riconciliato due famiglie in guerra da generazioni.

    Un giorno, mentre predicava in una valle vicino Esanatoglia, fu avvicinato da un gruppo di briganti. Questi, vedendo l’aspetto umile del santo, pensarono di derubarlo. Ma quando Cataldo alzò il bastone e pronunciò una preghiera, i briganti furono colpiti da un’improvvisa paralisi. Terrorizzati, caddero in ginocchio e implorarono perdono. Il santo li perdonò e li esortò a cambiare vita, e da quel giorno, si dice, quei briganti diventarono uomini di fede.

    Capitolo VI – L’addio alle Marche

    Quando fu il momento di riprendere il suo viaggio verso la Terra Santa, gli abitanti di Fabriano ed Esanatoglia si riunirono per salutarlo. Molti piansero, sapendo che probabilmente non lo avrebbero mai più rivisto. Cataldo li benedisse uno per uno, promettendo che avrebbe pregato per loro durante il suo pellegrinaggio.

    Prima di partire, lasciò una reliquia: un frammento della sua croce episcopale, che venne custodito in una piccola chiesa della zona. “Questa sarà il mio segno tra di voi,” disse, “un ricordo del mio passaggio e della misericordia di Dio.”

    Capitolo VII – L’eredità di San Cataldo

    Dopo la partenza del santo, la sua fama continuò a crescere. Le storie dei suoi miracoli furono tramandate di generazione in generazione, e le comunità di Fabriano ed Esanatoglia lo venerarono come un santo. Ancora oggi, in queste terre, si celebrano festività in suo onore, con processioni, preghiere e riti tradizionali.

    La leggenda di San Cataldo è diventata parte dell’identità di questi luoghi, un simbolo di fede e speranza che unisce passato e presente. E mentre il vento soffia dolcemente tra le colline e le montagne delle Marche, sembra portare con sé il sussurro del santo pellegrino: “Dio non abbandona mai chi confida in Lui.”

    METTIAMOCI IN CAMMINO

    Il percorso inizia da Fabriano e percorre una buona parte dell’anello della Primavera Fabrianese. Da Forcella Sant’Angelo si prende verso est verso Esanatoglia per salire a quasi 958 metri di Colle Corgocciolo e scendere verso l’Eremo di San Cataldo prima di arrivare a Esanatoglia.

    Impegnativo

    Distanza

    Durata

    Dislivello

    17.3 km

    6 ore 20 minuti

    ascesa 930 m – discesa 819 m