Vai al contenuto
Home » Spirito e comunità

Spirito e comunità

    Spirito e comunità di appartenenza: questo rappresenta San Verecondo per gli abitanti di Paterno che, il Primo Maggio di ogni anno, si ritrovano insieme per camminare, pregare e festeggiare verso l’eremo del Santo, a meno di un’ora di cammino dal paese.

    La mattina del Primo Maggio un crocevia di tre strade e un sentiero è il luogo di ritrovo dei paesani e di parecchi espatriati che ritornano dalla città per la ricorrenza. Tutti si riconoscono e motteggiano come fosse un saluto. Sulle prime, chi si avvicina per la prima volta sa di essere estraneo per i saluti cordiali e formali che riceve ma anche per la muta gratitudine dei volti luminosi e dei sorrisi.

    Si coglie che qualcuno è già andato su, non si sa chi sarà il prete a dire la Messa. L la faccenda viene liquidata con qualche accenno di turpiloquio maschile a ricordare che quello che importa è camminare, stare insieme e fare festa. Le donne non sono d’accordo e continuano a raccogliere qualche scampolo di notizia sulla salute del prete malandato di Collamato o di qualche altro, di cui però non si sa le anime di quale parrocchia si stia occupando.

    Alla fine ci si mette in cammino, meno di una decina di persone ma assicurano che poi saremo molti di più. Difficile a credersi perché in una manciata di minuti passiamo sotto le ultime case del paese e a parte il saluto di una signora e una bambina, troppo avanti con gli anni la prima e troppo indietro l’altra per poter pensare che possano unirsi alla camminata, la pattuglia resta la stessa.

    Pellegrini a un passo da casa

    Sotto un cielo grigio e piatto si sale per una ripida scarpata per fortuna corta altrimenti spezzerebbe il fiato. Siamo coi piedi al di sopra delle tegole dell’ultima casa di Paterno e adesso si comincia a salire per davvero. Da quassù, anche se è un quassù di appena una decina di metri, scorgiamo qualche auto che si ferma sotto di noi. Altri pellegrini con calma serafica si accingono a seguirci. Così non ci saranno persone che si aggiungeranno quanto magari altri che ci seguiranno.

    Curioso trattandosi in fin dei conti di un pellegrinaggio. Forse camminando potrebbe bastare una quarantina di minuti a passo normale di montagna per raggiungere. Pellegrinando ci vuole parecchio di più.

    Sebbene ripido, il sentiero si svincola nel sottobosco, soffice di foglie e segatura per i recenti lavori di raccolta della legna, odoroso di un antico che muta a ogni passo. Così si incrociano storie, si riannodano matrimoni e parti, morti e malattie intrecciano il grande ordito del mistero della vita che il Santo potrà rendere solo più lieve. Senti racconti di nomi che tutti conoscono bene, parenti, cugini o solo conoscenti non sembra esserci differenza.

    San Verecondo
    San Verecondo, sullo sfondo il Monte San Vicino. Il sentiero per Paterno sale da destra.

    Festa del lavoro e festa della comunità

    La piccola casa semi diroccata è invece l’eremo di San Verecondo che da uno sguardo più attento mantiene intatta la sua ieratica e secolare dignità. C’è una chiesa, piccola per accogliere la tanta gente che si è alla fine raccolta. Sebbene il cielo grigiamente minaccioso, la messa si farà di fuori che tanto non piove. Perché un prete si è trovato e anche un paio di suore, una con una chitarra.

    Gli uomini portano fuori un tronco di legno curato e tornito da mani esperte. Il prete ci mette sopra la tovaglia e un paio di coppe. La messa inizia con canti da chitarra scout. Le letture e la predica sono genuine, come la terra incastrata sotto le scarpe. L’ultima cena di Nostro Signore sfuma presto nel pranzo del Primo Maggio e l’odore dei salami fatti in casa si abbraccia a quello del pane di casa e del vino rosso della campagna. Non mancano torte, marmellate, miele. Né il vino. Sembra non finire mai come alle nozze di Cana.

    Se non fosse per la pioggia che finalmente arriva, sembrerebbe che il tempo fosse su un’altra dimensione. Si scende alla spicciolata e le chiacchiere si fanno più lievi. Le foglie primaverili danno scarsa copertura ma la pioggia incerta non rovina la giornata né rende pericoloso il sentiero.

    Alla fine la comunità si congeda per ritrovarsi dentro a qualche casa. Prima di ritornare a Fabriano c’è ancora tempo per comprare un paio di salami e forse spillare due bottiglie di vino. Siamo soli mentre ritorniamo alle auto ma lo spirito e la comunità sono entrate per i piedi e per la bocca. Oppure ne siamo diventati parte noi, anche se, mentre togliamo la terra dalle scarpe, pensiamo che non faccia poi tanta differenza.

    Spirito e comunità: il pellegrinaggio dell’Acquarella

    Il pellegrinaggio del 3 maggio all’Eremo dell’Acquarella: scopri come camminare allevia lo spirito e fa fare esperienze indimenticabili.